Le più belle del reame  
  Storie Napoletane  
 

 

INTRODUZIONE

"Quanto sia per diversi don' di natura celebre e famosa quella parte d'Italia, ch'or è detta il Regno di Napoli, non e persona mediocremente versata nella lezione delle antiche istorie, che no' 1 sappia". Così scriveva nel XVI secolo lo storico Angelo Di Costanzo. Questo regno, custode di una grande civiltà, scettica, disincantata, che ripete le sue origini 'dalla Grecia, che subisce il vigore barbarico dei suoi re stranieri sempre assimilandoli ad essi sopravvivendo, fu teatro di avvenimenti che la più feconda fantasia non avrebbe saputo produrre. Alcune di queste vicende abbiamo voluto raccontare allo scopo di compiacere quanti, con Prosper Mérimée, nella storia amano molto gli aneddoti.

Ma non solo: questo lavoro si propone di sollecitare l'interesse dei lettori nel confronti di fatti spesso dimenticati, o peggio sottovalutati, perché ritenuti di secondo piano. Oppure ancora di ricostruire le vicende, pubbliche o private, curiose e talvolta piccanti, di personaggi non sempre considerati dagli storici, ma che pure hanno costituito una parte non trascurabile della storia del regno di Napoli. Infine di spiegare le origini e di narrare la storia di alcuni più o meno noti luoghi della città di Napoli, teatri e castelli, sculture, monasteri, cappelle.

Non si pensi tuttavia che chi scrive ha dato libero sfogo alla sua fantasia: fatti ed aneddoti qui ricordati sono realmente avvenuti, rintracciati e ricostruiti sulla base di una rigorosa ricerca storica; si e cercato però di raccontarli in maniera semplice e immediata perché potessero costituire un modo nuovo e divertente di leggere la storia del Mezzogiorno, talché essa non risulti "ingrata da narrare", come lamentava Benedetto Croce, ma spassosa e piena di quell'ironia che è una delle caratteristiche delle popolazioni del Sud.

Il lettore sarà così immerso, si spera, nel clima autentico del regno meridionale e della sua capitale, in sei secoli della sua esistenza, dal Trecento all'Ottocento. Incontrerà inizialmente alcuni dei principi e sovrani angioini ed aragonesi (XIV e XV secolo), con i loro amori, i loro problemi, il loro senso di giustizia, le lunghe sanguinose guerre, i rapporti con nobili, artisti e popolani. Egli poi conoscerà alcune vicende della Napoli vicereale (XVI e XVII secolo), che vedono protagonista la sua nobiltà, spesso lussuriosa, anche se dedita alla vita monacale o sacerdotale, oppure al centro di amori impossibili, insani, contrastati e destinati a concludersi tragicamente. Infine verrà a contatto con alcuni luoghi e personaggi della Napoli borbonica, vale a dire, tra l'altro, con l'indifferenza di Ferdinando IV, con le facezie dell'abate Galiani, con gli amori di Maria Carolina, e così via, fino al fatti tragici del 1848 in cui - come è tipico del popolo napoletano - c'è anche lo spazio per momenti di autentico umorismo. Non poteva man-care in un libro di questo tipo un omaggio conclusivo al suo amato popolare patrono, San Gennaro.

Non sfuggirà al nostro lettore che le vicende qui narrate, seppure abbraccino sei secoli della storia di Napoli, abbiano una costante, che è proprio costituita da questa ineguagliabile città da molti definita nobilissima, ma non tanto per la sua aristocrazia, ma per l'intelligenza, l'acume, la cultura, lo spirito dei suoi abitanti. Uno spirito che le dà forza di ridere delle proprie disgrazie e delle proprie miserie, di irridere alla vita, di dissacrare ogni cosa: i Santi o sono amici o non sono niente. Napoli è una città dove non si è valutati per la ricchezza posseduta: si può essere ricchi ma villani e ignoranti. Emblematica è l'espressione pezzente sagliuto, ovvero un povero di spirito che è rimasto tale malgrado abbia accumulato quattrini.

Napoli nobilissima, dunque, città da capire e da amare, città che, pur nel suo decadimento, ci rivela le sue antiche vestigia; basta cercarle e avere la capacità di farle riemergere. Il napoletano possiede questa capacità, e la coltiva attraverso due imperdonabili vizi: la poesia e la storia. Questo libro ne è una modestissima prova. Gli aneddoti qui raccontati, ancorché faceti, sono episodi di una storia ben più grande, la storia di un popolo che - come scrive Benedetto Croce precedette spesso le altre parti d'Italia "coi suoi cartesiani e illuministi, coi suoi giacobini e patrioti, coi suoi grandi ed entusiasti filosofi: i Bruno, . Campanella, i Giannone, i Vico", i quali con la loro dottrina illuminano ancora i sentieri della civiltà.

C.A.


 

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