Un uomo di nome Benedetto  
  La vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti  
 

 

ABSTRACT

Testimonianza di Annamaria Altavilla Pondrano

Un altro aspetto, che suppongo inedito, di Croce era una sorta di ripulsa a recarsi dal sarto; considerava il rituale delle misure, delle prove e quant'altro una perdita di tempo e poi sembrava non gradire gli abiti nuovi. Allora la moglie, la cara signora Adele, comprava la stessa stoffa del vestito abitualmente indossato e, assieme ad un vecchio abito, li portava dal sarto il quale procedeva a confezionarlo.

Quando l'abito era pronto, la signora Adele lo sostituiva al vecchio e il filosofo l'indossava, felice che gli abiti a lui durassero una vita. Infatti quando vedeva mio padre, con il quale era in molta confidenza, gli diceva:

- Enrì, guarda che stoffa 'stu vestito, lo tengo da dieci anni e sembra nuovo.

Un altro episodio, di cui però non sono stata testimone diretta, fu quando una signora volle esprimere la sua gratitudine a Croce per essersi molto divertita nel leggere un suo libro. La signora disse: "Signor Croce, il suo libro è stato divertentissimo, mi sono fatta un sacco di risate". E Croce meravigliato rispose: "Tutto avrei immaginato, eccetto che i miei libri facessero ridere". La signora aveva sbagliato, aveva confuso Giulio Cesare Croce (romanziere e poeta del XVI secolo), con Benedetto Croce. Era del primo il libro che aveva letto (Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno).

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